Diagnosi Clinica e Strumentale

 

Dal DNA linfocitario, ottenuto dal prelievo ematico, è possibile eseguire indagini genetiche
che permettono di evidenziare la mappatura del sito genico della malattia o della
mutazione/delezione responsabili di una malattia genetica.

Il test del DNA è una diagnosi definitiva per stabilire se una persona è affetta da una malattia miotonica (Distrofia Miotonica di tipo 1, distrofia miotonica di tipo 2, Miotonia non distrofica) o da una paralisi periodica Ipo, normo o iperkaliemica.


Per tutte le patologie sopra menzionate, nel caso in cui l’esame biomolecolare del DNA linfocitario non porti ad una diagnosi certa, si programma una biopsia muscolare a livello del muscolo bicipite
brachiale o quadricipite femorale, in regime di day hospital presso il Centro Dino Ferrari dell’Ospedale Maggiore Ca’ Granda di Milano. La procedura bioptica, l’esame istologico, istoenzimologico ed ultrastrutturale del campione muscolare nonché ulteriori studi di biologia molecolare vengono eseguiti tramite il SSN.

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RICHIEDI

LA CARTA PER LA VITA

Distrofia Miotonica di tipo 1 – DM1

Vengono quantificate il numero di triplette CTG nel gene DMPK sul
cromosoma 19.

  • Le persone sane presentano un numero di triplette che va da 5 a < di 35.

 

  • Le persone con una espansione da 35 a < di 50 triplette
    presentano una “premutazione” ovvero possono trasmettere
    l’anomalia genetica ai figli come tale o con una ulteriore
    espansione di tripletta.

 

  • Con un numero di triplette di 50 e più, si fa diagnosi di DM1 o
    malattia di Steinert

Distrofia Miotonica di tipo 2 – DM2

Si valuta il grado di espansione della tetrapletta CCTG nel gene CNBP
sul cromosoma 3.

  • Nelle persone con una espansione maggiore di 75 tetraplette si
    conferma la diagnosi di DM2.

Miotonie Non Distrofiche - NDM

L’analisi del DNA consente di evidenziare le seguenti mutazioni:

  • a carico del gene CLCN1, posto sul cromosoma 7q35, codificante la
    proteina CLC-1 le mutazioni sono responsabili dei fenotipi clinici
    quali la “Malattia di Thomsen o miotonia congenita autosomica
    dominante” e la “Malattia di Becker o miotonia congenita autosomica 2 recessiva”.
  • A carico del gene SCN4A, localizzato sul cromosoma 17q23 le
    mutazioni a carico del canale del sodio sono responsabili dei fenotipi clinici quali la paramiotonia congenita, la paralisi periodica iperkaliemica singola o associata a paramiotonia congenita, la miotonia del canale del sodio, che raggruppa le miotonie potassio sensibili (miotonia fluttuante e miotonia permanente) e la miotonia responsiva all’acetazolamide. E’ di recente identificazione lo “stridore neonatale con laringo-spasmo-SNEL” e una forma di miastenia congenita.

Paralisi periodiche – PP

L’analisi del DNA consente di evidenziare una paralisi periodica
ipokaliemica
nell’80% dei pazienti, con una mutazione del gene CACN1S localizzata sul cromosoma 1q31-1q32. In circa il 20% si riscontrano mutazioni a carico del sodio.
In una percentuale molto piccola di pazienti con un fenotipo atipico di paralisi periodiche iper-ipokaliemiche, con anomalie cardiache, sindrome del QT lungo e malformazioni scheletriche (Sindrome di Andersen-Tawil) si riscontrano mutazioni di un gene localizzato nel cromosoma 17q, che codifica per un canale voltaggio dipendente (Kir2.1).

RICHIEDI LA CARTA PER LA VITA

Un aiuto significativo può validamente essere rappresentato dalla creazione di una “Carta di identità della propria malattia”: un documento di riconoscimento che ciascun malato possa portare con sé ed esibire al medico che funga da strumento in cui sono presenti raccomandazioni e precauzioni di importanza vitale, in sintesi una “Carta per la vita”.